Alisei

Barbados, West Indies.
Ore 10e30 local time.
Il sole dei tropici e’ alto in cielo e quasi accecante,  l’instancabile aliseo ci regala il giusto refrigerio, Creuza dondola felice davanti a Bridgetown, la capitale dell’isola; ma il rumore e l’insidie della “città” sono lontane in questa baia di acqua smeraldo, orlata da  una spiaggia bianchissima, di chiara origine corallina ma al tempo stesso finissima, due caratteristiche che la rendono “irresistibile”, appena ci arrivi senti il bisogno di camminarci scalzo!
Ma come siamo giunti qua? Se facciamo un passo indietro….ci ritroviamo a Las Palmas (Gran Canaria)….in un altro continente, dall’altra parte dell’Atlantico!
Ma dove iniziare a raccontare queste 2700 miglia di oceano che abbiamo solcato per arrivare qua.
Partiamo dal tempo di percorrenza: 15 giorni in mare aperto senza mai accendere il motore, la barca che va, va , va, solca le onde, rolla, orza, poi surfa un onda, ripoggia  e va, sempre più a ovest, sempre più a sud…. Via via si fa più caldo sia a bordo che in pozzetto e la cerata non si mette più neanche la notte! Cambiamo fuso orario e ci allontaniamo dai ritmi di casa…..
Passano le miglia, il cielo si riempie di quei batuffoli bianchi, le nuvole che accompagnano gli alisei.
Abbiamo trovato condizioni meteomarine ideale, che hanno fatto si che la traversata sia stata facile, veloce e poco impegnativa dal punto di vista tecnico e fisico,  le manovre sono state spudoratamente poche! (7 strambate, 1 mano di terzaroli presa, tolta e ripresa, 4 issate e ammainate di spi!)
Cosi le ore passavano al timone, o dietro qualche piccolo controllo e/o lavoretto. In più c’erano le varie corvè, fare da mangiare, pulire, rassettare, dissalare, pescare, in questi giorni abbiamo preso un sacco di lampughe e qualche tonno, ma di questo testimonieranno meglio le foto che vi mandero’ a breve!!!!
Per non farci mancare niente facevamo il pane, la pizza e tutti quei piatti che ci venivano in mente, dal sushi alla caponata di melanzane, passando per l’amatriciana e l’hamburger!
Oltre a tutto questo c’e’ stato tempo per leggere, pensare, respirare e forse entrare in simbiosi con questo mare, che come dice Paolo Conte,  "si muove anche di notte e non sta fermo mai"
Dopo qualche giorno perdiamo la cognizione “classica” del tempo e entriamo in un “universo” fatto di albe, tramonti, stelle cadenti, la luna che tutti giorni si sveglia più tardi, nuvolette che corrono veloci, momenti unici a chiacchiera con i compagni oppure semplici ore di ozio sul ponte con la mente e il corpo in stand-by.
Poi ad un certo punto ti rendi conto che sei a poche centinaia di miglia da un’isola….e piano piano questo torpore in cui siamo caduti, diventa voglia di scoprire una nuova isola, magari inizi a sentire la fatica dei turni e  di un paio di notti passate al timone perche’ avevamo  lo spi  a riva, ed era cosi’ bello che non lo volevamo ammainare neanche di notte!
Più ti avvicini e più senti  la voglia di dormire una nottata alla difla….ma mentre pensi questo ti ritrovi gia’ catapultato dall’altra parte dell’oceano, su isola da esplorare e “assaporare”.
Mentre finisco di scrivere queste righe, sono in un jazzbar, con una birra locale e un panino col pescevolante fritto sul tavolo, insieme al resto dell’equipaggio stiamo ascoltando un gruppo che suona da più di un’ora dell’ottima musica….ma solo tre ore fa ero sulla mia tavola da surf, in acqua (calda!) cavalcando le onde oceaniche al tramonto, un’emozione davvero impagabile….. invece la mattinata l’abbiamo passata in auto scorrazzando per l’isola., verde, piena di mucche e cavalli al pascolo e punti panoramici mozzafiato…..ma ora e’ l’ora di andare a letto, che domani ci attende un’altra giornata “piena”.

Un abbraccio a tutti.
Andrea

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