Atlantico. La traversata da ovest ad est.

Testo del nostro articolo pubblicato sul numero di maggio 2012 del mensile Bolina.

Le San Blas sono un arcipelago lungo la costa atlantica di Panama; negli ultimi anni sempre più velisti hanno deciso di navigare fra le centinaia di isole coralline che compongono questo arcipelago. Per molti San Blas rappresenta una sosta interessante prima di passare il canale di Panama, per poi proseguire le proprie navigazioni in Pacifico; alcuni hanno invece deciso di trascorrervi periodi più lunghi, ammaliati dalla bellezza delle isole, dalla ricchezza dei fondali e dalla pescosità delle acque. Per chi invece si trova nella necessità di rientrare in Mediterraneo in tempo per la stagione estiva la cosa può apparire più complessa, almeno sulla carta. Infatti se pensiamo ad una rotta diretta da Colon a Gibilterra, dobbiamo immaginarci di bordeggiare contro l’aliseo e controcorrente per buona parte delle 4500 miglia da percorrere. Questa considerazione scoraggiano i più ad intraprendere un viaggio verso est.

Quando nell’autunno del 2010 abbiamo iniziato a pensare alla possibilità di trascorrere i mesi invernali alle San Blas, ci siamo posti subito il problema di come rientrare in Mediterraneo, cercando di delineare un percorso che, oltre ad essere ragionevole nei tempi, non ci sottoponesse a navigazioni estreme. Abbiamo quindi intrapreso un’attenta analisi delle pubblicazioni nautiche e meteorologiche, al fine di individuare la rotta più adatta alle nostre esigenze.

Partendo da un inquadramento generale, sappiamo che nel Mar dei Caraibi la stagione invernale o secca va da novembre a maggio, in questi mesi l’aliseo soffia costantemente da NE, le precipitazioni sono scarse e limitate a qualche piovasco; ma lo stesso aliseo, che regala facili navigazioni a chi veleggia verso ovest, è l’ostacolo maggiore per chi invece vuole navigare verso est. Fortunatamente però al termine della stagione secca (aprile) gli alisei iniziano a diminuire di intensità e a girare verso ESE come ci mostrano chiaramente le Pilots Chart; questa leggera rotazione di vento rende molto più agevole dalle San Blas prendere il bordo verso nord.

La rotta che viene così a delinearsi ci porta dritti verso Cuba, seguendo le vie marittime che un tempo erano state solcate dai galeoni spagnoli che, carichi d’oro imbarcato nel porto sud americano della città di Cartagena, prendevano la via dell’Europa passando dall’Habana per giungere infine a Cadice. Anche questa era dunque la nostra rotta, che non a caso ripercorre queste tratte, dove le condizioni più favorevoli di mare e di vento agevolavano le antiche navi notoriamente poco boliniere.

Sapendo che alle San Blas non è possibile rimpinguare la cambusa, abbiamo deciso di effettuare un primo scalo tecnico a Colon, ottimo luogo per fare rifornimento, con svariati centri commerciali e una grande zona Duty free, conveniente soprattutto per alcolici e apparecchiature elettroniche. Le possibilità di ormeggio a Colon sono due. Chi ama stare all’ancora può dare fondo nell’avamporto, davanti al Club Nautico, il quale per pochi dollari offre l’opportunità di poter lasciare i dinghy ormeggiati ai propri pontili in tutta sicurezza. Chi invece preferisce la tranquillità delle banchine private può recarsi a Shelter Bay, un marina dotato di varie facilities, tra cui il servizio di travel lift, guardianaggio e bus navetta verso il centro della città, dalla quale dista circa una ventinadi km.

La sosta a Colon viene resa interessante dall’intenso traffico di grandi e piccole navi che ogni giorno intraprendono l’attraversamento del canale di Panama, un sogno per molti diportisti che vedono in questa stretta lingua di acqua che divide le americhe la nuova frontiera verso il Pacifico. Il canale e la sua storia, attuale e passata, si respirano ovunque e per questo diviene quasi obbligatoria una visita alle dighe del Canale e al Panama Canal Museum, dove si conservano immagini, reperti e racconti legati alla costruzione di questa grande opera.

Da Colon si salpa di bolina larga o traverso, con prua NNW su Cabo San Antonio (estremità occidentale di Cuba). La scelta di passare ad ovest di Cuba è dettata da due fattori: il primo per avere un angolo al vento più confortevole e non dover rischiare di bordeggiare nel caso in cui l’aliseo rifiuti; l’altro per sfruttare al meglio la corrente del Golfo del Messico. Le Pilot charts evidenziano un flusso generalizzato da est verso ovest in quasi tutto il bacino, questa massa d’acqua fra il Messico e Cuba si apre a ventaglio, una parte vira decisamente entrando nel Golfo del Messico, un’altra piega verso ovest e corre in direzione E, parallela alla costa nord cubana incuneandosi poi nello Stretto di Florida con direzione NE. Così facendo possiamo navigare spinti da un nodo e più di corrente a favore.

Oltre a ciò, le Sailing Directions americane (Pub. 147-148) ci avvertono che in questo tratto di mare dobbiamo porre attenzione anche ai Northers, forti venti provenienti dai quadranti settentrionali, che sono provocati da irruzioni di aria polare nelle praterie del Nord America; questi venti nel Golfo del Mexico possono raggiungere anche i 60 nodi. Purtroppo i Northers non sono prevedibili con la lettura barometrica, per cui ci dobbiamo affidare ai centri metereologici per avere una previsione accurata, che ci permetta di scegliere il momento propizio per lasciare Colon.

Oltre che per la rotazione dell’aliseo, aprile secondo noi è il periodo migliore per salpare da Colon, poiché anche i Northers, passato l’inverno negli U.S.A., sono sempre meno frequenti e violenti; inoltre in questa area geografica maggio coincide con l’inizio della stagione degli uragani, quindi è consigliabile (anche per motivi assicurativi) essere già fuori dalla zona interessata da tali fenomeni.

Volendo visitare accuratamente l’Habana, giunti a Cuba, abbiamo fatto sosta al Marina Hemingway, unico porto attrezzato nei pressi della capitale cubana e, anche, l’unico dove sia permesso l’ormeggio alle imbarcazioni da diporto in transito. La trafila burocratica è stata piuttosto lunga, ma affatto complicata, agevolata in ogni modo dall’estrema gentilezza ed educazione degli addetti allo svolgimento delle pratiche d’ingresso.

Da Cuba la nostra rotta prosegue verso le Bermuda attraverso lo stretto di Florida, braccio di mare fra la penisola omonima e le Bahamas, porta d’ingresso per l’Oceano Atlantico. Da qui non solo passiamo da un mare ad un oceano, ma, risalendo in latitudine, passiamo da un regime tropicale ad uno temperato. Questo cambiamento si traduce in una variazione delle temperature e della meteorologia, che dobbiamo prendere attentamente in considerazione: in Atlantico, passato il tropico con i suoi alisei, ci troveremo in un regime di alte pressioni, con sistemi perturbati che dalla costa est degli U.S.A. si muovono verso est fino all’Europa.

Poiché nello stretto di Florida la corrente che va verso nord può raggiungere i 4 nodi bisogna evitare di navigarvi se il vento soffia da nord, questo infatti può generare un mare poco piacevole.

Una volta entrati in Atlantico,dobbiamo anche iniziare a monitorare sulle carte meteo la posizione delle alte pressioni e gli spostamenti dei sistemi perturbati, evitando possibilmente il passaggio in aree prive di vento (se entriamo dentro una alta pressione) o al, contrario, in zone troppo a ridosso dei fronti dove i venti spirano con maggiore intensità. Ad ogni modo, tali fronti regalano solitamente venti dai quadranti occidentali, a noi favorevoli, permettendoci di effettuare una navigazione abbastanza confertevole e sicura

Alle Bermuda già si respira un’aria più atlantica, sarà la temperatura o il temperamento più anglosassone della popolazione, ma la sosta è ricca di attrattive. Da non perdere il Bermuda Maritime Museum e lo Yacht Club di Hamilton con la sua sala dei mezzi scafi, testimoni della storia delle barche che hanno partecipato e vinto la Newport to Bermuda Race.

Ripartiti da St. George ci aspetta la tratta più lunga dalle Bermuda alle Azzorre ,1800 miglia in pieno oceano. In questa area la meteorologia è caratterizzata dall’anticiclone delle Azzorre, un’area di pressione alta e livellata che solitamente staziona nei dintorni dell’arcipelago omonimo. Le depressioni usualmente scivolano sul lato settentrionale, noi dobbiamo cercare di non entrare dentro l’anticiclone, con il rischio di rimanere senza vento, ma sopratutto di non spingerci troppo presto a nord col rischio di essere interessati da una perturbazione violenta. In aiuto ci vengono le carte weather fax emesse dalla stazione costiera di Boston, molto accurate e di facile lettura. In approccio alle Azzorre può capitare di essere costretti ad avvicinarsi al centro dell’alta pressione per raggiungere la meta, per cui dobbiamo essere stati previdenti alla partenza assicurandoci il gasolio necesssario per procedere qualche giorno a motore.

Le azzorre sono isole vulcaniche nel mezzo dell’oceano, molto fertili e rigogliose, in primavera ci accolgono con la fioritura di azalee ed ortensie; terre ricche anche di sorgenti termali per ristorarci delle fatiche del navigare!

La tratta finale ci porterà dalle Azzorre a Gibilterra: la vicinanza del continente europeo può intensificare le perturbazioni che attraversano l’atlantico e quindi creare condizioni di navigazione dure; anche qui conviene quindi aspettare la finestra meteo giusta. Via via che ci avviciniamo allo stretto di Gibilterra dobbiamo porre molta attenzione al meteo, perchè nello stretto, per effetto Venturi, si crea un’accellerazione dei venti. Tale fenomeno può, per esempio, può essere generato da una bassa pressione sul Marocco, che può portare venti da est molto intensi, i quali rendeno praticamente impossibile l’ingresso in Mediterraneo.In questo caso è consigliabile cercare tempestivamente ridosso sulla costa spagnola, evitando di bordeggiare controvento e controccorrrente, affaticando barca ed equipaggio con risultati poco apprezzabili in termini di miglia. Molto meglio approfittarne per una sosta a Cadiz, città ricca di storia, vitale e accogliente, con numerosi marina e una zona di ancoraggio riparata da tutti i venti.

Abbiamo percorso questa rotta, partendo da Colon il 4 di aprile e arrivando a Gibilterra il 2 di giugno. In realtà i giorni di vera e propria navigazione sono stati assai inferiori, ma abbiamo voluto concederci il tempo di approfittare delle soste per riposarci, scoprire i luoghi dove ci fermavamo e, soprattutto, avere la libertà di poter salpare con le condizioni meteo a noi più favorevoli. Questa traversata atlantica si è così rivelata un’occasione per conoscere e apprezzare Cuba, le isole Bermuda e Sao Miguel, nell’arcipelago delle Azzorre, luoghi che hanno arricchito l’esperienza del viaggio e che, a nostro avviso, hanno reso ancora più motivata la scelta di questa rotta, affascinante e alla portata di tutti.

Isabella e Andrea Giorgetti

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