Luoghi comuni

Scorrendo un pò di pagine web cha parlano di donne e di barca a vela, stasera sono “incappata” in questo articolo:

UOMINI IN FUGA Lupi di mare: la vacanza del branco
di Umberto Brindani – 07 aprile 2012

C’È ADDIRITTURA UNA POESIA (di Franca Figliolini) intitolata Le donne a bordo portano sfortuna. Ma non è per questa antica superstizione piratesca che la barca a vela, quella vera, massimo 12 metri o giù di lì, non contempla le quote rosa. Se Barney Panofsky, il più misogino dei politicamente scorretti, invece di stravedere per l’hockey fosse stato un marinaio, vi avrebbe raccontato quanto segue.
Prima di tutto, le donne sporcano. Ogni armatore di piccolo calibro è scivolato almeno una volta su una chiazza di olio solare mentre andava a prua a cambiare la vela, e lui solo sa quanto tempo ha speso per cercare di pulire la cuscineria da fard, capelli e creme per il viso. Inoltre le donne non sanno usare il cesso, operazione che peraltro sulle barche di piccole dimensioni richiede competenze quasi esoteriche (apri la valvola, sposta la levetta, espelli con la pompa a mano, risposta la levetta, risciacqua, ri-risposta la levetta, chiudi la valvola…).
Non parliamo poi delle manovre: la differenza tra orzare e poggiare resta per molte mogli, amiche e compagne un mistero insondabile; il lancio della cima d’ormeggio un’impresa titanica; il nodo parlato per i parabordi un oscuro enigma; e la cazzata di una drizza, be’, vabbè.

Non giriamoci troppo intorno: l’oggetto barca a vela, in se stesso, è fatto per persone di sesso maschile. Soprattutto nelle lunghe traversate gli spazi sono angusti, le notti insonni e umide, l’alimentazione precaria, l’alcol abbondante. Un habitat che favorisce odori, afrori e sudori, e incentiva la libera espulsione di gas e turpiloquio, come nei peggiori bar di Caracas, o nei film di Fantozzi. La zingarata nautica, poi, dà naturale sfogo a sogni e discorsi ovviamente repressi nei tinelli di casa: calcio, motori, e quell’altra cosa lì. Soprattutto su quell’’altra cosa lì è pura accademia, confessiamolo, ma accademia catartica.
Infine, poiché il bello dell’andare per mare è il ritorno in porto, una volta tesate le cime d’ormeggio, piegate le vele e bevuta una birra liberatoria, ci si sente piccoli eroi scampati alle tempeste e avventurieri da romanzo di Conrad. Ci si prepara ad andare in trattoria, scarichi di adrenalina e carichi di racconti fantastici da tramandare ai posteri. Uomini veri, anche se solo per pochi giorni o pochi istanti. E lì, sul molo, ancora con le cerate bagnate indosso, la barba lunga e lo sguardo da Tonno Nostromo, se ci fosse una donna, che uomini “veri” saremmo?

Purtroppo esistono ancora questi luoghi comuni. Meno male che andare in barca a vela non è solo questo, meno male che gli uomini che vanno a vela non sono solo questi, ma, soprattutto, menomale che le donne, quelle che vanno davvero in barca a vela, sono di tutt’altra pasta!!!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...