E’ una notte mediterranea e tranquilla, senza terra in vista, con il rumore fosforescente nella scia della barca e il profilo scuro dell’albero e delle vele su in alto, che oscilla lento nel cielo pieno di migliaia di stelle, una di quelle notti in cui ti dispiace di non fumare, perché sarebbe bello accendersi una sigaretta appoggiato alla mastra, accanto al timone, con tre ore davanti a te prima della fine del turnno di guardia, la lampadina della bussola che illumina debolmente l’indicazione est-sudest e, in lontananza, le luci di un mercantile la cui rotta ti ha tenuto per un pò incollato al radar e che finalmente si allontana lasciandoti libero di dal pericolo e con tutto il mare e il cielo solo per te.
E’ una di quelle notti in cui sei a bordo da cinque giorni egoisti che sembrano venti e tutto ciò che riguarda la terra sembra così lontano che non te ne importa nulla; e ti rendi conto che da un secolo non ascolti chiacchiere radiofoniche non leggi un giornale, non guardi la tele, non ti parlano di politica nè di corruzione, non ti dicono sa com’è, e la vita continua il suo corso e non succede assolutamente nulla e ti domandi dove diavolo abbia sbagliato l’Umanità. In quale trappola siamo caduti tutti o ci abbiano fatto cadere, e chi sia stato il maledetto infame che per primo ne ha approfittato.

Arturo Perez-Reverte
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