Polina Star III

Nell’ultima settimana si è fatto un gran parlare e scrivere sulle vicissitudini dell’Oyster 825 Polina Star III che affondò la scorsa estate al largo di Alicante.
Su http://www.yachtrussia.com/articles/2015/11/30/oyster825.html possiamo vedere le foto scattate dopo il recupero della barca, e grazie a google translator siamo in grado di leggere questo interessante articolo.
Senza entrare nel merito delle dispute legali e tecniche, per questo ci sono vari periti all’opera, a me sembra inaccettabile che uno yacht possa perdere la chiglia!
Per di più una barca con poche miglia, praticamente nuova, di un cantiere rinomato. Solo la bravura e il tempismo del comandante, Alessio Cannoni, hanno fatto si che oggi non si parli di tragedia. Ma se l’incidente fosse avvenuto durante una tempesta nel mezzo dell’Atlantico, che la barca aveva appena finito di attraversare, come sarebbe finita?
Il pensiero vola al Cheeki Rafiki e al suo equipaggio. Pochi mesi orsono è uscito il report del MAIB dove si analizzano le cause del doloroso incidente nel quale persero la vita i quattro marinai a bordo del First 40.7. In quel caso l’improvviso distacco della chiglia non diede tempo all’equipaggio di mettersi in salvo. https://www.gov.uk/maib-reports/keel-detatchment-and-capsize-of-sailing-yacht-cheeki-rafiki-with-loss-of-4-lives
Secondo l’indagine, che non ha lo scopo di cercare responsabili, ma di analizzare quel che successe, il motivo del distacco della chiglia non è da ricercare solamente in una pericolosa tendenza di ridurre lo spessore degli stratificati e/o nell’utilizzo di controstampi strutturali incollati, ma nel fatto che la barca nella corso delle sue navigazioni avesse più volte toccato con la chiglia il fondo. Nel report si afferma che i calcoli del progettista sono ben fatti, anche se per gli attuali standard ISO le rondelle che servono per distribuire uniformemente lo sforzo dei perni sarebbero dovute essere 3 mm più spesse e 3 mm più larghe. Sempre sul report leggiamo che il cantiere ha un sistema di controllo qualità tale da escludere difetti di fabbricazione. Quindi sono i ripetuti incagli che hanno generato una delaminazione e che nel tempo gli sforzi dei perni sullo scafo hanno portato alla tragedia. Ma vi pare ragionevole? A me no!
Chi va per mare sa che prima o poi il fondo si tocca, magari tentando di entrare in un marina parzialmente insabbiato e non ben segnalato, magari perché l’ancora ara, sarà capitato a molti di incagliarsi e con le barche di una volta non c’era da preoccuparsi. Ma con le barche moderne non è più così. Secondo il report dovremo sbulbare e controllare l’integrità dello scafo ad ogni incaglio, anche se reputato lieve dall’equipaggio. Ma chi ha tempo e risorse per farlo?
Chi fa regate seriamente ha bisogno di sfruttare tutte le possibilità che la tecnolgia offre, ed è comprensibile che sacrifichi un po di margine di sicurezza alla ricerca di una barca sempre più leggera.
Ma noi che andiamo a zonzo per i mari senza velleità di battere record, noi che abbiamo le barche appesantite da mille cianfrusaglie, noi che regoliamo le scotte e poi ci mettiamo a leggere un buon libro, noi che spesso non issiamo lo spi perché fa fatica….insomma noi crocieristi abbiamo davvero bisogno di barche leggere? O forse meglio navigare su barche con una struttura solida, in grado di resistere senza problemi a qualche incaglio, agli sforzi della navigazione e al tempo?
Tornando al Polina Star III, spero che finita la querelle legale siano rese pubbliche le perizie, così da poter capire meglio quello che è successo. In ogni caso è mai possibile che i controlli di qualità in fase di costruzione non abbiano evidenziato il problema?
Possibile che nessuno si reso conto della gravità della situazione?

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